Bianco e nero in movimento. William Kentridge al Lousiana Museum of Modern Art

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Presentato alla fine degli anni Cinquanta come una prima vera casa per l’arte moderna danese – da cui tra l’altro il nome Lousiana, mantenuto anche dopo che, da casa di campagna, venne convertita in museo – non passò molto tempo che il Lousiana Museum of Modern Art decise di ampliare i suoi orizzonti e raccogliere l’eredità artistica di grandi nomi non solo dalla Danimarca, ma da tutto il mondo.

Il merito dell’ampliamento di vedute a livello di acquisizione e organizzazione museale fu proprio del fondatore del museo, Knud W. Jensen, il quale avvertì la necessità di insegnare ai danesi ad apprezzare e capire l’arte del loro tempo. Per farlo nella maniera più efficace, egli diede loro modo di vederla dal vivo, applicando quello che nel tempo venne riconosciuto e raccontato come il principio della sauna. Jensen organizzava esposizioni divise in due sezioni, una “calda” con grandi nomi dell’arte ed opere riconoscibili dal pubblico in visita, ed una “fredda”, allestita e pensata per ospitare artisti emergenti, in dialogo con i più famosi precursori, ampliando così le conoscenze del suo pubblico, e le possibilità degli artisti di farsi un nome.

Chi non ha certo bisogno di farsi conoscere, anche se è alla sua prima personale in terra danese, è il sudafricano William Kentridge, artista bianco che con i suoi disegni neri di carboncino, le sue incisioni, le sue stampe ed i collage, ha percorso una lunga strada che dagli anni Settanta l’ha portato – attraverso una formazione eterogenea – a girare tutto il mondo. Infatti, dopo gli studi universitari di storia e politica, Kentridge decise di dedicarsi alla pittura, senza i risultati sperati, per poi approdare al teatro e alla pubblicità, che lo portarono ad elaborare una tecnica per animare i suoi carboncini, la stessa che ne fece infine un artista e che oggi è la sua firma. “Quando ho iniziato era uno strumento per registrare le varie fasi di fattura del disegno. Solo dopo mi sono reso conto che mi permetteva di visualizzare lo stratificarsi degli eventi, il che mi sembrava una descrizione del modo in cui funziona la mente. Quando disegno non so bene dove mi porterà quello che faccio. Non uso storyboard, il principio è che nulla è fissato a priori. E’ come pensare, o forse qualcosa di ancora più complesso.”

I montaggi che derivarono da questa pratica tradirono da subito l’occhio di un testimone presente e vigile rispetto alla condizione di un paese tormentato. Il suo è soprattutto un lavoro di denuncia, che racconta l’asprezza della vita nelle zone industriali e minerarie di Johannesburg, gli abusi ed ingiustizie, i tanti volti dell’apartheid, la violenza del colonialismo, e lo fa tratteggiando, cancellando e disegnando di nuovo tutto ciò che affiora dall’esperienza personale e collettiva, dai quotidiani come dalla quotidianità. Questo processo del divenire, apparentemente così immediato e spontaneo e fondamentale per l’artista, spesso finisce per marcare profondamente la scena, a volte appesantendola nel tracciarne la sedimentazione di eventi e memorie. Oggi, quest’urgenza si è evoluta anche in grandi installazioni che coinvolgono elementi teatrali e musicali, performance ed opere in spazi pubblici, come il chiacchierato fregio di 550 metri intitolato Triumphs and Laments e realizzato sul Lungotevere.

Il centro della mostra al Lousiana Museum of Modern Art è indubbiamente il concetto di umanità, raffigurata nelle sue tante sfaccettature: colonizzata, oppressa, in fuga ma anche intenta a sognare un futuro migliore. Con grande empatia e poesia, solcata a tratti da umorismo, le opere di Kentridge mostrano la forza e la tenacia di un’umanità che ha attraversato il mondo, spingendosi oltre i concetti di tempo e di ideologia.  “Gran parte di quanto succede nel mondo ci chiede di dargli un senso, specie la sofferenza umana. L’arte è un tentativo. Le mie opere accolgono l’esperienza quotidiana, la vita e gli oggetti domestici, la sensualità e le notizie drammatiche. Per me l’opera è più una domanda che una consolazione.”

http://eastwest.eu/it/cultura/arte-e-architettura/bianco-e-nero-in-movimento-william-kentridge-al-lousiana-museum-of-modern-art

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