EARTHRISE. Visioni pre-ecologiche nell’arte italiana

Arshake, Arte moderna, Mostre
Nel girotondo di eventi che hanno accompagnato l’inaugurazione della ventiduesima edizione di Artissima, come d’abitudine organizzata il primo week end novembrino, si vuole ricordare anche l’apertura della nuova mostra del PAV – Parco Arte Vivente di Torino, visitabile fino al 21 febbraio 2016. Si tratta del terzo appuntamento organizzato per il centro d’arte torinese da Marco Scotini, critico e direttore del Dipartimento Arti Visive al NABA di Milano, da tempo sensibile allo scambio tra pratiche artistiche, politiche ed ecologiche.
L’allestimento di questa collettiva, intitolata Earthrise, è un omaggio al lavoro del gruppo di architetti fiorentini 9999 e di Gianfranco Baruchello, Ugo La Pietra e Piero Gilardi, uniti nel richiamo al titolo di un’immagine storica, scattata il 24 dicembre 1968 dall’astronauta William Anders durante la missione Apollo 8, ritraente la Terra vista per la prima volta da un essere umano, per la prima volta nell’orbita lunare.Questa fotografia del nostro pianeta è considerata la prima prova materiale dei limiti fisici e quindi della fragilità del nostro mondo, ed ha creato una consapevolezza globale che ebbe una grande influenza sui primi ecologisti dell’epoca, così come ha sensibilizzato il mondo dell’arte contemporanea.
Earthrise fa quindi riferimento ad un periodo storico ricco di ricerche pionieristiche portate avanti su più livelli di conoscenza, che in campo artistico si sono spinti oltre il concetto ideale di natura incontaminata, e hanno coinvolto la realtà quotidiana.Una mostra che mette quindi la Terra al centro di una nuova responsabilità sociale attraverso le opere di questi artisti italiani, in qualche caso già riunite più di quarant’anni fa nella mostra ormai storica dal titolo Italy: The New Domestic Landscape ospitata nel 1972 dal MoMA di New York. Parliamo del Progetto Apollo (1971) dei 9999, in cui la Luna viene immaginata come una novella arca di Noè in cui conservare i modelli della vita terrestre, e del modello abitativo Vegetable Garden House (1971), che si focalizza invece sull’introduzione del principio delle risorse riciclabili all’interno delle moderne e tecnologiche abitazioni, tema quanto mai attuale.
Invece, il progetto di Gianfranco Baruchello, Agricola Cornelia S.p.A. (1973-1983), ha coinvolto in un’unica realtà i concetti di estetica, agricoltura, zootecnia e vita, poiché ha creato una vera società che ha svolto tutte le attività proprie dell’azienda agricola, dalla coltivazione di ortaggi e alberi da frutto all’allevamento di ovini. L’idea di ecoambiente sviluppata da Baruchello nacque come un happening artistico-politico, ma in un paio di anni è diventato uno stile di vita, una scelta, la stessa scelta di riscoperta e costruzione che si legge nei frammenti di mondo di Piero Gilardi. Egli ricostruisce con il poliuretano quanto l’inquinamento ambientale ha profanato, ridando forma e aspetto originali a pezzi di Terra, che noi vediamo puliti ma senza vita. Disse Gilardi: «Sentii allora l’impulso immaginifico a ricreare quel frammento di paesaggio inquinato nel mio studio, ma completamente ripulito e organico». Earthrise continua dunque la ricerca avviata dal PAV, incentrata sulla volontà di individuare una genealogia tra le pratiche artistiche ed il nostro ecosistema, un linguaggio da amplificare e rendere comprensibile al pubblico. Perché, come dice Scotini «A noi ci piace riportare la gente sulla Terra».
http://www.arshake.com/earthrise-visioni-pre-ecologiche-nellarte-italiana-1967-73/

Studio ++. Il Giardino Cancellato

Architettura, Arshake, Arte contemporanea, Public art
Dieci anni fa tre giovani architetti hanno fondato a Firenze un progetto collettivo dal titolo Studio ++, messo in piedi per dare forma ad un percorso condiviso di ricerca artistica. La messa in opera, il contesto, il contatto con il pubblico, l’evoluzione, l’imprevisto sono gli elementi chiave del lavoro del trio, impegnato ad affrontare la realtà con l’occhio critico di chi conosce e sa impostare il rapporto tra spazio e materia, e vuole approfondire – in relazione a queste ultime – il valore del tempo e dell’impiego di nuove risorse prodotte dall’uomo, come le moderne tecnologie.
Fabio Ciaravella (1982), Umberto Daina (1979) e Vincenzo Fiore (1981) sono dunque affascinati dalla quotidianità e dal prodotto di relazioni multidisciplinari, di cui l’opera pubblica intitolata Il Giardino Cancellato, presentata all’interno delle seconda edizione del laboratorio Nel chiostro delle geometrie, si fa esempio calzante. Infatti, scelto uno spazio attivo e non convenzionale di Firenze, largo Annigoni, è stato impostato un progetto che affronti il rapporto tra architettura, vuoto e tempo. Il collettivo ha quindi realizzato sulla pavimentazione dello slargo una serie di geometrie che ricordano motivi e giardini arabeggianti. La particolarità? Il disegno è stato ricavato grazie all’impiego di un’idro-pulitrice ad alta pressione, che ha rimosso una patina di sporco ben delimitata – lasciata dal passaggio del tempo sulla superficie – rendendo possibile creare le composizioni volute. Si tratta di una sorta di opera pubblica in negativo, ottenuta dall’unione di più elementi che riguardano la città e il suo vissuto, sia quello evidente, sia quello di cui è permeata ma invisibile ad occhio nudo. L’eleganza delle forme, la delicatezza dell’approccio e contemporaneamente la potenza del contrasto de Il Giardino Cancellato spingono ad una riflessione che si estende oltre i confini del momento attuale, fino ad immaginare il futuro di questo spazio, abbandonato e non curato, e a meditare sull’importanza del tempo costruito e protetto dello spazio coltivato.
Si tratta di temi cari al collettivo: il vuoto, affrontato tramite la sottrazione e proposizione sotto nuove spoglie, è stato tradotto anche in altre installazioni come la serie Rosoni, ispirata alle vetrate delle chiese. Una riflessione su geometrie che da secoli abbelliscono spazi imponenti attraverso aperture studiate ad hoc, in questo caso riproposte in dimensioni ridotte ed attraverso la composizione di celle fotovoltaiche, una sorta di moderna restituzione della luce simbolica che ha filtrato attraverso di esse, letteralmente, nel tempo e nello spazio.
Breathing as a revolutionary message invece si è concentrata fisicamente sulla percezione dello spazio pubblico e la condivisione, lavorando nuovamente sull’idea di intervenire con decisa delicatezza all’interno di uno spazio urbano. Una persona, con un megafono vicino alla bocca nel bel mezzo di uno spazio pubblico, ha creato un’azione destabilizzante per coloro che si trovavano ad attraversare lo spazio del Cortile della Dogana a Palazzo Vecchio, Firenze, semplicemente amplificando il proprio respiro.
In sintesi, l’arte pubblica e l’arte contemporanea vissute da Studio ++ come perfetti terreni di indagine, di analisi del dubbio, di osservazione del contrasto tra presente e passato, di espressione di una tensione quotidianamente percepita e condivisa.
http://www.arshake.com/studio-il-giardino-cancellato/

Turbolence.org. L’arte digitale si fa patrimonio culturale

Arshake, Arte contemporanea
Oltre trent’anni fa vide la luce il New Radio and Performing Arts, Inc. (NRPA), un progetto sperimentale che puntava a conquistare nuovi livelli di trasmissione artistica non convenzionale, dando spazio a progetti legati alle componenti sonore. La NRPA è cresciuta velocemente, e da anni è considerata la stazione radio più influente a livello mondiale in campo artistico, vista anche la distribuzione prima in America e poi in Europa di centinaia di pezzi ormai storici. Un ulteriore sviluppo nel tempo di questa piattaforma ha coinciso con l’apertura globale al mondo telematico e dunque a nuovi canali espressivi e di comunicazione, fino a che, nel 1996, la NRPA non ha inaugurato il sito internet Turbulence.org, attraverso il quale ha commissionato oltre 230 opere e decine di performance, promuovendo il lavoro di molti giovani artisti emergenti.
Alcune delle opere commissionate o sostenute da Turbulence.org oggi sono state esposte in occasione delle  Biennali del Whitney Museum of American Art (edizioni 2000, 2002, 2004), e dell’International Festival of New Cinema and New Media di Montreal, altre sono divenute parte delle collezioni del Total Museum of Contemporary Art, Korea e dell’Ars Electronica, Austria.
Nel luglio 2004, in collaborazione con Michelle Riel, allora presidente della Teledramatic Art and Technology dell’Universita di Monterey Bay (CSUMB) è stato messo a punto un blog conosciuto con il nome di Networked_Performance, pensato per comunicare con il mondo esterno, captarne interessi e suggerimenti, sperimentazioni e temi da affrontare, in una parola intercettare i flussi culturali all’avanguardia.
I numeri hanno dato ancora una volta ragione a questo tipo di interconnessione: oltre 8.900 voci, più di 3.000 visitatori al giorno sono i contatti di Networked_Performance, attraverso cui Turbolence.org – e quindi l’ NRPA – implementano le proprie conoscenze rispetto le nuove frontiere musicali – e non solo – dell’arte, raccogliendo dati sui progetti, artisti, spettacoli, compositori, musicisti, software e hardware.
Ufficializzando tale impegno nei confronti della neonata arte digitale e di tutti gli sviluppi legati al mondo virtuale e telematico, in particolare Turbolence.org è diventato in poco tempo un caposaldo ed un punto di riferimento per tutti gli artisti specializzati in questo ambito, per i curatori e per le gallerie d’arte focalizzate sulle tecnologie di rete. Contemporaneamente al sostegno, la commissione e la valorizzazione dell’arte digitale, Turbolence.org ha attivato un programma di tutela della stessa, dandole connotati ancor più specifici e consacrandola come una forma d’arte non più strettamente sperimentale, ma ufficiale.
Nello specifico, si è concentrato sulle problematiche relative l’archiviazione delle nuove forme d’arte che sono emerse in rete, in collaborazione con il Rose Goldsen Archive of New Media Art, gestito dalla Cornell University di Ithaca, New York.
Il progetto e le sue evoluzioni pratiche sono state argomentate nel trattato Virtueel Platform Research: Archiving the Digital redatto tra il 2010 ed il 2011 da Annet Dekker e Rachel Somers-Miles, che offre uno spaccato di come sia diventato attuale cercare un modello unitario e in continua evoluzione per trattare i materiali digitali, ovvero quei prodotti che non sono destinati ad avere un equivalente analogico, e come tali vanno rispettati. Turbolence.org fa parte di una delle tre piattaforme prese a modello dalle ricercatrici per l’organizzazione, gli intenti e i contenuti verso i quali convergono attenzioni e nuove iniziative per lo sviluppo e l’implementazione di tecnologie sfruttabili in campo artistico.
In una parola, il successo di Turbolence.org e affini sta nella capacità di condividere. La partecipazione attiva a progetti, scambi di idee, di informazioni e di contatti, il finanziamento di attività che sostengano l’arte digitale e in generale la cultura o la loro tutela, il lavoro in comune con professionisti specializzati in settori attinenti hanno fatto sì che NRPA e Turbolence.org fossero sempre in prima linea, fin dagli esordi e ancora oggi, più di trent’anni dopo.
http://www.arshake.com/turbulence-org-commissionare-arte-sul-web/

PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – ISOLA E NORZI • TERNA 02

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Hilario Isola e Matteo Norzi sono un duo artistico torinese, classe 1976, che dal 2003 ha unito interessi comuni e differenti specializzazioni – Norzi in Architettura ed Isola in Museologia e Storia dell’arte – nella realizzazione di progetti artistici, spesso tradotti in sculture e grandi installazioni site specific. La ricerca del duo si focalizza sulla distanza tra uomo e natura, sul lato poetico che la riflessione sui mondi possibili offre, e sul fascino che unire due punti di vista differenti in un unico approccio per dare forma ad un’intuizione comporta. «Ci interessa fare incontrare lo spettatore e l’opera sulla medesima dimensione – sostengono i due artisti – , in modo che tra essi non vi sia una distanza di sicurezza, ma un campo di tensione». L’obiettivo del loro lavoro è arrivare ad innescare un dialogo inaspettato, anche attraverso l’interazione e la mediazione – in termini di linguaggio – tra professionisti di diversa formazione, come biologi, architetti, storici, musicisti etc. Attraverso sculture, installazioni, performance, lectures, la sfida di Isola e Norzi è cercare di rendere il contesto – predominante in ogni progetto artistico – un luogo di avvistamento e di sperimentazione. Se pure il duo continua il suo percorso di ricerca assieme, i due artisti si sono recentemente impegnati anche su progetti individuali: Matteo Norzi in ambito cinematografico, e Hilario Isola in ambito artistico.
Numerose le istituzioni nazionali e internazionali che hanno ospitato i loro lavori, tra cui Fondazione Giorgio e Isa de Chirico (Roma, 2013), GAM (Torino, 2012), Museion (Bolzano, 2012 / 2011), Ambasciata Italiana (Berlino, 2012), NuMu Nuevo Museo de Arte Contemporaneo (Città del Guatemala, 2012), Museo di Scienze Naturali (Torino, 2012), Castello di Rivoli (Torino, 2011), Musée National Monaco (Principato di Monaco, 2011), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia, 2010), New York Aquarium a Coney Island (New York, 2010), David Roberts Art Foundation (Londra, 2010), Queen’s Nail Project (San Francisco, 2009), Exhibition 211 (New York, 2009), ISCP (Brooklyn, 2009), Museum der Dinge (Berlino, 2008), Urban Planning Exhibition Center (Shanghai, 2008)China National Academy of Painting (Beijing, 2008). Oltre al Premio Terna nel 2009 hanno vinto nello stesso anno il Premio Movin’ Up, mentre nel 2008 si sono aggiudicati il Talent Prize e il Premio Cairo, e nel 2010 il premio newyorkese Art in General. Numerose le residenze d’artista a cui hanno partecipato, dalle prime alla Fondazione Spinola Banna di Biella, al LMCC Workspace Residency Program 20° New York, fino a quella in California, a Sausalito.
IsolaNorzi-Fall, opera tra le vincitrici del Premio Terna 02 nella categoria Connectivity, è la still di un lavoro auto-generativo. Senza inizio e senza fine. È un lavoro sulla fragilità, sulla vita e sul suo declino. «L’idea è quella di andare oltre riflessioni sul genere umano e sulla natura, sulla transitività e la circolarità, ed esprimere un senso di inevitabilità. L’autunno forzato di questa pianta sempreverde è come la cacciata dal giardino dell’Eden (Isola e Norzi)». All’intervista ha risposto Hilario Isola che ha raccontato dei progetti realizzati in duo così come del percorso individuale che sta attualmente intraprendendo.
Intervista completa su Arshake
http://www.arshake.com/portfolio/hilario-isola-e-matteo-norzi/

PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – DAVIDE TRANCHINA • TERNA 03

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Davide Tranchina è nato a Bologna nel 1972, e divide vita e lavoro tra Milano e la sua città natale. Dal 2006 insegna Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano,  e dal 2011 all’Accademia di Bologna. Il suo percorso inizia nel 1998 e prende forma nella fascinazione per il concetto di viaggio. Gli strumenti eletti per muoversi tra passato, presente e futuro sono la fotografia, il video, e l’installazione, attraverso cui propone un’idea di realtà spesso sospesa in una narrazione visionaria. Spettri fotografici, profili di paesaggi e animali antichi proiettati su una parete, mondi imprigionati nelle boules de neige, sono alcune delle realtà che racconta attraverso l’obiettivo. «La scelta dei soggetti – sostiene l’artista – nasce dalla necessità di crearmi un orizzonte altro. La realtà che mi circonda non mi corrisponde, così descrivo porzioni di un mondo metafisico. Lo faccio trasfigurando oggetti d’uso quotidiano. Per me leggerezza significa stabilire un punto di vista nuovo e imprevisto sulle cose: è quello spostamento che genera interesse, un antidoto contro la retorica delle immagini, che nei casi migliori da vita ad una nuova visione del reale».
Le sue opere sono state presentate in numerosi spazi, in Italia e all’estero. Tra questi: MART (Rovereto, 2014 / 2013); Casa Robegan (Treviso, 2013); MAMBO (Bologna, 2013); MAMM (Mosca, 2014/ 2012); Betta Frigieri arte contemporanea (Modena, 2011); Galleria Nicoletta Rusconi (Milano, 2011/ 2009); Tempio di Adriano (Roma, 2011); Galleria Civica (Modena, 2011); Biennale di Praga (2009); ArtVerona (2007); Galleria Fotografia Italiana arte contemporanea (Milano, 2004); Galleria d’Arte Moderna (Bologna, 2003). Oltre al Premio Terna nel 2010, è stato selezionato tra i finalisti della seconda edizione del Premio Francesco Fabbri nel 2013, e tra i finalisti del Premio Agenore Fabbri IV, edizione 2009/2010. Le sue immagini sono state inserite in pubblicazioni sulla fotografia italiana e internazionale, Future Images (24ORE Cultura), Laboratorio Italia. La fotografia nell’arte contemporanea (Johan & Levi Editore), e Tre strade per la fotografia (APM Edizioni). Nel 2012 ha trascorso un periodo in residenza su una delle isole più inaccessibili del mondo, Montecristo. Da questa esperienza è nato il progetto 40 giorni e 40 notti a Montecristo.
Big Bang # 1,opera tra le vincitrici classificata del Premio Terna 03 nella categoria Megawatt porta in sé diversi significati. Da una parte c’è l’idea dell’origine, dall’altra quella di infinito. Le stelle le vediamo attraverso la luce che emanano, non ne abbiamo una conoscenza diretta, fisica, è qualcosa che esperiamo solo attraverso l’atto visivo, ed è quello che succede con la fotografia. In fondo la fotografia nel momento in cui congela un istante, in cui lo immortala, produce una distanza immediata rispetto a quel momento. «A me interessa molto l’idea di questa distanza – afferma Tranchina – si tratta di uno spazio mentale che lo spettatore cerca di colmare nel momento in cui si trova di fronte all’opera».
Intervista completa su Arshake
http://www.arshake.com/portfolio/davide-tranchina-%E2%80%A2-terna-03/

PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – GIANLUCA VASSALLO • TERNA 05

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Gianluca Vassallo è nato a Castellammare di Stabia nel 1974. Attualmente vive e lavora a San Teodoro, in Sardegna. Vassallo ha un passato da produttore, compositore ed arrangiatore, fino all’esordio in campo artistico – da autodidatta – con la mostra «Sapere Avvenire» composta da dodici opere di videoarte, esposta al PAN di Napoli nel 2010. Vassallo si esprime attraverso il video, il suono, la fotografia e le installazioni, con una attenzione particolare all’aspetto relazionale e processuale nella fase di produzione. «La mia ricerca – afferma Vassallo – si concentra sulla dimensione sociale dell’arte, i miei lavori traducono in immagini domande relative alla relazione tra uomo e potere, intendendo per questo tutto ciò che ha in sé una apparente inalienabilità, inevitabilità e invalicabilità. In ultima analisi un potere inteso come ‘limite percepito’ dall’uomo». Il suo lavoro è stato presentato da istituzioni e gallerie in Italia e all’estero. Tra queste: Schauwerk Museum (Sindelfingen, Germania 2013, 2014); Museo MAN (Nuoro, 2014); Stadtgalerie (Kiel, Germania 2014); Tempio di Adriano (Roma, 2013); Masedu Museo d’Arte Contemporanea (Sassari, 2103); Fondazione Meta (Alghero, 2013); Expò d’Arte Contemporanea (San Benedetto del Tronto 2013); Museo MART (Rovereto 2012); PAN (Napoli, 2010).
Next, opera tra le vincitrici del Premio Terna 05 è composta da 83 immagini fotografiche nate mettendo in moto una «chiamata pubblica bugiarda», diffusa attraverso i social media, i giornali locali e le tv territoriali, un invito aperto alla collettività a farsi ritrarre dall’artista, nei giorni 9 e 10 novembre 2013, senza specificare il processo. Al primo sconosciuto che si è presentato è stato chiesto «indossare» la faccia dell’artista, per poi essere ritratto a volto scoperto. Il ritratto, stampato immediatamente, è stato offerto al prossimo in ordine d’arrivo. Il processo si è ripetuto identico per due giorni, fino all’ultimo soggetto il cui volto è stato indossato dall’artista, chiudendo il cerchio relazionale. Ovviamente ciascuno dei soggetti, una volta scoperto il processo, ha potuto esercitare o meno la libertà di partecipare, mettendo in luce il limite percepito tra sé e il mondo. Dice Vassallo: «ho attivato un processo – simbolico e realissimo insieme – di inclusione dell’altro, o meglio di ‘appropriazione’ dell’altro e cessione del sé».
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http://www.arshake.com/portfolio/gianluca-vassallo-%E2%80%A2-terna-05/

PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – REN HANG • TERNA 03

Arshake, Interviste
Ren Hang è un giovane artista cinese, nato nel 1987 a Changchun, un paese della provincia di Jilin, nel Nord della Cina. Ha studiato pubblicità all’Università di Pechino, dove oggi vive e lavora. I suoi lavori fotografici, pubblicati in sei monografie, sono accomunati da un’identità deliberatamente esplicita e provocante. Hang esplora l’idea di liberare il corpo dalle sue restrizioni, concentrando l’attenzione su forme ed espressioni, catturando attraverso l’obiettivo tutto ciò che di esagerato, assurdo ed estremo può esternare un corpo in movimento, spesso nudo. La sfrontatezza dei modelli e delle pose ritratte da Hang non è ben vista in Cina che vieta l’esposizione di nudi. Hang è stato invitato dall’artista Ai Weiwei ad esporre nella mostra collettiva «Fuck Off», presentata nei Paesi Bassi per far conoscere la nuova scena artistica cinese del XXI secolo. Hang espone e collabora soprattutto con istituzioni straniere, come – solo nel 2014 – la Galerie Nicolas Hugo (Parigi) Copenhagen Photo Festival, Fotoleggendo (Roma), Vasli Souza Gallery (Malmo, Svezia), International Contemporary Art Fair (Vilnius, Lituania) Stieglitz 19 (Brusselles) Stichting Mediamatic (Amsterdam) e a Beijing presso la Three Shadows Gallery e il Three Shadows Art Centre. Nel 2013 per la Galerie Jane Zhang (Francoforte), Museums Quartier (Vienna), Unseen Photo Fair (Amsterdam), Street Level Photoworks Gallery (Scozia), Photo Off (Parigi), Museum of Contemporary Art, (Shanghai), Camera16 Gallery (Milan). Nel 2012 per l’Oriental Museum (Stoccolma), CAFA Art Museum (Beijing), Multimedia Art Museum (Mosca), Iberia Center for Contemporary Art (Beijing).
No name, tra le vincitrici del Premio Terna03 nella categoria Connectivity, ritrae una donna che non ha nome né significato. L’interesse esclusivo dell’artista è di renderla visibile a più persone possibile. «L’arte è qualcosa di personale e soggettivo. Nasce dalla relazione che hai con te stesso perché solo col tuo modo di sentire le cose che puoi comunicare qualcosa agli altri (Ren Hang)».
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http://www.arshake.com/portfolio/ren-hang-%E2%80%A2-terna-03/

PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – ZHAO YIQUIAN • TERNA 03

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Zhao Yiqian è un artista cinese nato nel 1982 a Shenyang, nella provincia di Liao Ning. Si è diplomato nel 2006 alla Central Academy of Fine Arts di Pechino, dove oggi vive e lavora. Il suo lavoro è influenzato dalla cultura pop giapponese e lascia trasparire la sua grande attenzione per la modernità legata ad oggetti e costumi dell’Occidente. Gli anni della sua formazione artistica hanno coinciso con un momento di grande boom economico e anche di attenzione crescente verso l’arte cinese contemporanea, seguito poi da un repentino collasso del mercato, dalla recessione e in seguito da una lenta ripresa. L’incertezza e l’inquietudine di questa condizione di vita si riflettono nei lavori dell’artista, espressi attraverso la rappresentazione di oggetti statici, siano essi disegnati, dipinti o inseriti all’interno di installazioni. Tra gli oggetti ricorrenti vi sono orologi, porte, finestre e teschi, spesso rotti, imperfetti o molto vecchi, poi colorati, lucidati e presentati in modo tale da risultare accattivanti. Yiqian si concentra sul tempo che scorre, in uno spazio reale o immaginato che si trova dietro alle porte e alle finestre di fronte alle quali pone gli spettatori. Le sue opere sono state esposte in diverse occasioni da numerose istituzioni, tra cui Joy space (Beijing, 2013) Thegallery Oxo (London, 2012), MAMM (Mosca, 2012), UCCA (Beijing, 2011), Tempio di Adriano (Roma, 2011) Chelsey Art Museum (New York, 2011) Expo 2010 di Shangai, Schoeni Art Gallery (Hong Kong, 2009 / 2008), Asia Art Center (Taipei, Taiwan, 2008), CCRN Museum (Lussemburgo, 2008), Pferdestalle des Postfuhramtes (Berlino, 2007).
Con C’è, non cè, il tempo, si è aggiudicato il Premio online. «La nascita dell’orologio – sostiene l’artista – ha introdotto il paradigma del calcolare, in modo preciso, il tempo. Fin da quando ero piccolo osservavo mio padre che aggiustava ogni giorno gli orologi, ma gli orologi di quel tempo si distinguevano solo per la marca, i pezzi interni invece erano delle stesse misure, e ciò per l’oggettiva limitazione dei mezzi di produzione dell’epoca. Erano facili da produrre e da riparare. La stessa cosa si potrebbe dire per la maggior parte delle persone della generazione di mio padre. Ricevevano lo stesso tipo di educazione, avevano le stesse esperienze di vita e indossavano gli stessi abiti, avevano lo stesso cuore. In seguito ai progressi incessanti, il tempo avanza sempre con regolarità, mentre la società sta cambiando in modo irregolare (Zhao Yiqian)».
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http://www.arshake.com/portfolio/zhao-yiquian-%E2%80%A2-terna-03/

Ian Cheng. Emissary in the Squat of Gods

Arshake, Arte contemporanea, Mostre
Hans Ulrich Obrist ha curato e presentato negli spazi della Fondazione Sandrettro Re Rebaudengo di Torino l’ultima rivoluzione artistica del trentenne Ian Cheng, che in un certo senso risulterà unica ed inedita per ogni visitatore che avrà il piacere di visitarla, dall’inaugurazione in aprile  fino all’11 ottobre 2015. Si tratta del suo ultimo lavoro realizzato con una lunga progettazione e con il supporto di un’equipe composta da una quindicina di persone, ciascuna  chiamata a realizzare un aspetto dello scenario che ci troviamo ad osservare sullo schermo.
Il risultato è il primo episodio di una trilogia intitolata Once out of Nature, un’opera in qualche modo vivente, indipendente nel suo evolversi dalla volontà del suo artefice e proprio per questo molto affascinante. Emissary in the Squat of Gods è una simulazione ispirata agli studi di Julian Jaynes, psicologo americano, il cui lavoro si basa sulla premessa che gli antichi non avessero coscienza e che durante i momenti di forte stress si affidassero alle risposte indotte dall’emisfero destro del cervello, riconducibili a figure autoritarie presenti nella loro vita. Lo scenario messo a punto da Cheng mostra una tribù sconvolta da un evento catastrofico, l’eruzione di un vulcano. I personaggi sulla scena sono stati realizzati nel dettaglio e progettati secondo alcune proprietà di base, ma al momento dell’avvio del programma le loro azioni sono libere, anche e soprattutto di influenzarsi vicendevolmente all’infinito, senza controllo. Ne risultano comportamenti davvero imprevedibili, che si montano e si disfano in un ecosistema virtuale creato grazie all’unione di una complessa modellazione algoritmica e della passione per il game design.
Cheng stesso si può in un certo senso figurare come un algoritmo. Laureatosi a Berkeley in Scienze Cognitive e con un passato da scienziato, ha scelto di perseguire un cammino dedito all’arte per non dover lavorare decenni su uno stesso progetto, per non avere un unico obiettivo ed, appunto, affrontare la possibilità del cambiamento anche attraverso i sentimenti di ansia che possono derivarne. La ricerca di Cheng si concentra dunque sull’evoluzione del concetto di coscienza personale, sulla ragione mutevole delle cose e sull’idea che sia necessario per ognuno di noi trovare il modo di accettare il cambiamento nel corso della nostra esistenza.
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PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – ALIA SCALVINI • TERNA 02

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Alia Scalvini è nata Castiglione delle Stiviere 1980. Dopo essersi laureata all’Accademia delle Belle Arti di Bologna nel 2005, ha partecipato a diversi workshop tra Venezia,  Belgrado, e Berlino, dove ha vissuto e lavorato. La sua ricerca si concentra sul rapporto che l’uomo contemporaneo ha sviluppato con la rappresentazione dello spazio-tempo, con uno sguardo al canone estetico in campo scientifico. Per la realizzazione dei suoi lavori utilizza tecniche e materiali diversi, dettati dalle necessità espressive del momento. Ecco come il video e il disegno, e supporti come carta carbone o carta tecnica entrano nel suo cosmo creativo. «A mio parere – sostiene Scalvini – se l’arte ha una funzione, questa è quella di destabilizzare e interrogare. Volendo attingere a materiali e tecniche provenienti da un ambito come quello scientifico dobbiamo saperci mantenere liberi da ogni debito, dimostrazione e verifica. Si tratta qui di riuscire, nonostante tutto, ad avere un approccio lirico, ad immaginare ancora la Terra piatta, a considerare anche tecnica e scienza come strumenti del fantastico, in un certo modo dalle qualità mitologiche». Le sue opere sono state esposte in diverse gallerie ed istituzioni, tra cui Palazzo Tornelli (Ameno, 2014), Montoro 12 Contemporary art (Roma, 2013), Casabianca Gallery (Bologna, 2012), Shanghai Urban Planning Exhibition Center (Shanghai, 2010),MAXXI, Museo Nazionale per le Arti Contemporanee (Roma, 2009), Istituto di Cultura Italiana (Belgrado 2009), Festival Internazionale del Cinema Astratto (Roma 2009), Bethanien Kunstraum (Berlino, 2009), The First International Roaming Biennal of Tehran (Berlino, Istanbul, 2008). Tra le mostre personali, si segnala «Le dimensioni sono finite», presentata nel 2013 alla Montoro 12 Contemporary art (Roma).
Crossing the field, tra le vincitrici del Premio Terna 02 (categoria Gigawatt), è un’opera realizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica – Osservatorio Astronomico Cagliari. Si tratta di un’installazione composta da una tenda igloo – la stessa utilizzata dall’artista come campo-base durante le sue registrazioni – dalla proiezione di un video e da quattro speakers che amplificano il segnale radio prodotto da uno sciame meteorico. L’installazione riporta le immagini di un viaggio intrapreso da Scalvini nel 2009. L’artista mette in relazione il video con il suono prodotto dallo sciame meteorico delle Leonidi nel momento in cui attraversa la nostra atmosfera e interagisce con il campo elettromagnetico terrestre.
Intervista completa su Arshake
http://www.arshake.com/portfolio/alia-scalvini-%E2%80%A2-terna-02/