PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – ZHAO YIQUIAN • TERNA 03

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Zhao Yiqian è un artista cinese nato nel 1982 a Shenyang, nella provincia di Liao Ning. Si è diplomato nel 2006 alla Central Academy of Fine Arts di Pechino, dove oggi vive e lavora. Il suo lavoro è influenzato dalla cultura pop giapponese e lascia trasparire la sua grande attenzione per la modernità legata ad oggetti e costumi dell’Occidente. Gli anni della sua formazione artistica hanno coinciso con un momento di grande boom economico e anche di attenzione crescente verso l’arte cinese contemporanea, seguito poi da un repentino collasso del mercato, dalla recessione e in seguito da una lenta ripresa. L’incertezza e l’inquietudine di questa condizione di vita si riflettono nei lavori dell’artista, espressi attraverso la rappresentazione di oggetti statici, siano essi disegnati, dipinti o inseriti all’interno di installazioni. Tra gli oggetti ricorrenti vi sono orologi, porte, finestre e teschi, spesso rotti, imperfetti o molto vecchi, poi colorati, lucidati e presentati in modo tale da risultare accattivanti. Yiqian si concentra sul tempo che scorre, in uno spazio reale o immaginato che si trova dietro alle porte e alle finestre di fronte alle quali pone gli spettatori. Le sue opere sono state esposte in diverse occasioni da numerose istituzioni, tra cui Joy space (Beijing, 2013) Thegallery Oxo (London, 2012), MAMM (Mosca, 2012), UCCA (Beijing, 2011), Tempio di Adriano (Roma, 2011) Chelsey Art Museum (New York, 2011) Expo 2010 di Shangai, Schoeni Art Gallery (Hong Kong, 2009 / 2008), Asia Art Center (Taipei, Taiwan, 2008), CCRN Museum (Lussemburgo, 2008), Pferdestalle des Postfuhramtes (Berlino, 2007).
Con C’è, non cè, il tempo, si è aggiudicato il Premio online. «La nascita dell’orologio – sostiene l’artista – ha introdotto il paradigma del calcolare, in modo preciso, il tempo. Fin da quando ero piccolo osservavo mio padre che aggiustava ogni giorno gli orologi, ma gli orologi di quel tempo si distinguevano solo per la marca, i pezzi interni invece erano delle stesse misure, e ciò per l’oggettiva limitazione dei mezzi di produzione dell’epoca. Erano facili da produrre e da riparare. La stessa cosa si potrebbe dire per la maggior parte delle persone della generazione di mio padre. Ricevevano lo stesso tipo di educazione, avevano le stesse esperienze di vita e indossavano gli stessi abiti, avevano lo stesso cuore. In seguito ai progressi incessanti, il tempo avanza sempre con regolarità, mentre la società sta cambiando in modo irregolare (Zhao Yiqian)».
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Ian Cheng. Emissary in the Squat of Gods

Arshake, Arte contemporanea, Mostre
Hans Ulrich Obrist ha curato e presentato negli spazi della Fondazione Sandrettro Re Rebaudengo di Torino l’ultima rivoluzione artistica del trentenne Ian Cheng, che in un certo senso risulterà unica ed inedita per ogni visitatore che avrà il piacere di visitarla, dall’inaugurazione in aprile  fino all’11 ottobre 2015. Si tratta del suo ultimo lavoro realizzato con una lunga progettazione e con il supporto di un’equipe composta da una quindicina di persone, ciascuna  chiamata a realizzare un aspetto dello scenario che ci troviamo ad osservare sullo schermo.
Il risultato è il primo episodio di una trilogia intitolata Once out of Nature, un’opera in qualche modo vivente, indipendente nel suo evolversi dalla volontà del suo artefice e proprio per questo molto affascinante. Emissary in the Squat of Gods è una simulazione ispirata agli studi di Julian Jaynes, psicologo americano, il cui lavoro si basa sulla premessa che gli antichi non avessero coscienza e che durante i momenti di forte stress si affidassero alle risposte indotte dall’emisfero destro del cervello, riconducibili a figure autoritarie presenti nella loro vita. Lo scenario messo a punto da Cheng mostra una tribù sconvolta da un evento catastrofico, l’eruzione di un vulcano. I personaggi sulla scena sono stati realizzati nel dettaglio e progettati secondo alcune proprietà di base, ma al momento dell’avvio del programma le loro azioni sono libere, anche e soprattutto di influenzarsi vicendevolmente all’infinito, senza controllo. Ne risultano comportamenti davvero imprevedibili, che si montano e si disfano in un ecosistema virtuale creato grazie all’unione di una complessa modellazione algoritmica e della passione per il game design.
Cheng stesso si può in un certo senso figurare come un algoritmo. Laureatosi a Berkeley in Scienze Cognitive e con un passato da scienziato, ha scelto di perseguire un cammino dedito all’arte per non dover lavorare decenni su uno stesso progetto, per non avere un unico obiettivo ed, appunto, affrontare la possibilità del cambiamento anche attraverso i sentimenti di ansia che possono derivarne. La ricerca di Cheng si concentra dunque sull’evoluzione del concetto di coscienza personale, sulla ragione mutevole delle cose e sull’idea che sia necessario per ognuno di noi trovare il modo di accettare il cambiamento nel corso della nostra esistenza.
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PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – RICCARDO PREVIDI • TERNA 03

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Riccardo Previdi è nato nel 1974 a Milano, dove ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e dove nel 2000 e ha conseguito la laurea in Architettura al Politecnico. Nel 2001 si è trasferito a Berlino, dove vive e lavora. È stato assistente di Ólafur Elíasson, ed ha fondato con Massimiliano Buvoli e Patrick Tuttofuoco il collettivo artistico Super!. Guidato dall’interesse per i meccanismi che stanno dietro alla forma degli oggetti che ci circondano, Previdi attraversa arte, architettura e design per analizzare le possibilità e i limiti della modernità. Le sue opere sono state presentate in numerose gallerie e istituzioni, in Italia e all’estero. Tra queste: Künstlerhaus Palais Thurn und Taxis (Bregenz, 2013), II STILE (Berlino, 2013), Galleria Francesca Minini (Milano, 2013/2009/2006), Palazzo Borghese (Roma, 2012), Waterside Contemporary (Londra, 2012), Art Basel (Basilea, 2012/2007), Istituto Italiano di Cultura (New York, 2011), Lichthaus/Kunstverein (Arnsberg, 2011), MARTA (Herford, 2011), Centre National d’Art Contemporain (Grenoble, 2010), Fondazione Arnaldo Pomodoro (Milano, 2010), Biennale di Mosca (2010), Sommer & Kohl (Berlino, 2010/2008), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino, 2010), De Vleeshaal, (Middelburg, 2009), Triennale di Milano (2009), Manifesta (2008), MART (Rovereto, 2008), MAMBO (Bologna, 2008). Oltre al Premio Terna nel 2010, ha vinto il Premio Selezione 2011 dell’Istituto di Cultura Italiana di New York.
Test (parrot), opera vincitrice del Premio Terna 03 nella menzione speciale alTERNAtiva, è parte della seconda serie dal titolo Test prodotta da Previdi, e rappresenta il diagramma colori accartocciato di una stampante laser Canon, riprodotto per mezzo di un plotter UV su tela. «La seconda serie di Test (2010) – afferma l’artista – si è allargata al concetto di test come strumento di verifica, di messa a punto, il cui obiettivo è quello di non commettere errori. Collezionare queste immagini è una riflessione sul ruolo che la tecnologia ha nella nostra società, sulle promesse e le illusioni che crea».
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PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – ANDREA NACCIARRITI • TERNA 03

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Andrea Nacciarriti è nato ad Ostia Vetere nel 1976. Si è diplomato dall’Accademia di Belle Arti a Bologna ed oggi vive e lavora a Milano. Il lavoro di Nacciarriti si concentra sulle potenzialità dei luoghi, dei quali analizza le possibilità architettoniche e le caratteristiche funzionali, e le mette in relazione con il tempo e lo spazio, due variabili prese sempre in considerazione nel tentativo di creare dei momenti di riflessione. Il suo percorso artistico è caratterizzato da numerosi progetti di residenza, grazie ai qualiha instaurato nuovi rapporti diretti con il paesaggio, con le sue dinamiche sociali, politiche e umane e con le sue valenze simboliche. I progetti che ha scelto di seguire in Finlandia, in Cina e in Marocco portano i segni di questa indagine. «I miei progetti – sostiene Nacciarriti – si comportano da modificatori ambientali. Enfatizzano le possibilità entropiche. Gli spazi in cui intervengo sono attraversati e analizzati per definirne i limiti e gli sprechi per agire di rimando. Più in generale, metto in discussione il ruolo dell’arte in luoghi e contesti differenti, abbattendo e riedificando continuamente la corrispondenza tra opera, spettatore e ambiente».
Il lavoro di Andrea Nacciarriti è stato presentato in numerose gallerie e istituzioni, in Italia e all’estero. Tra queste: Le Fresnoy (Tourcoing cedex, Francia 2015) Fabbrica Rosa (Locarno 2014); Kunsthalle Eurocenter (Lana 2014); Esprit Nouveau Pavilion (Bologna 2014); Fondazione Pescheria (Pesaro 2013); MACRO (Roma 2012); MAMM (Mosca 2012); La Maison Rouge (Parigi 2012); Zajia lab/Beijing Project Space (Cina 2012); MARS (Milano 2012); Pro Artibus Foundation (Ekenäs in Raseborg, Finlandia 2011); Museo di Villa Croce (Genova 2010); Franco Soffiantino Gallery (Torino 2010); Palazzo Re Rebaudengo (Guarene, Torino 2010); Fondazione Arnaldo Pomodoro (Milano 2010); Reagent Park, in occasione di Frieze Art Fair (Londra 2009). Dopo il Premio Terna nel 2010 vince il Premio Celeste nel 2011 ed è finalista al Talent Prize nel 2012, per il quale riceve inoltre una menzione speciale nelle edizioni 2011, 2012 e 2013. Di recente ha vinto il New York Prize 2014-2015.
Con Boundaries, Andrea Nacciarriti è stato premiato al Premio Terna 03 nella la categoria Gigawatt. L’opera, come spiega l’artista «ha a che fare con il racconto di un uomo che da ragazzino studiando geografia si chiedeva: ‘perché se gli uomini son tutti uguali esistono dei confini?’. L’Italia è un paese che ha per la maggior parte dei limiti ‘segnati’ in mare, invisibili, ma che hanno conseguenze importanti, basti pensare al fenomeno dell’immigrazione clandestina e a quello che succede quando un barcone rimane a metà tra ‘acque e proprietà’. I confini si tracciano sulla superficie, le possibilità si possono ‘disegnare’ ovunque».
Intervista completa su Arshake
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PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – MA GANG • TERNA 03

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Gang Ma nasce nel 1987 nei pressi di Pechino, dove oggi vive e lavora. Il successo della sua opera nella categoria Connectivity del Premio Terna 03, ha permesso all’artista di esporre con gli altri 14 vincitori al Tempio di Adriano a Roma, al Chelsey Art Museum di New York, all’Expo 2010 di Shangai ed al MAMM di Mosca. Le sue opere ripongono una grande attenzione per la narrazione attraverso momenti catturati dalla macchina fotografica di scene costruite dall’artista stesso, nella costruzione scenografica e nella regia coreografica del tutto, e interpretate come performance da una serie di attori. Gang Ma vive l’arte come l’atto di un singolo individuo, motivo per cui il suo lavoro non è rivolto ad un pubblico, anzi, il concetto di percezione della propria arte viene tenuto a distanza, perché percepito come un condizionamento dell’espressione artistica autentica. In un’intervista ha dichiarato che il lavoro che lo ha legato al Premio Terna e il periodo passato in Europa lo hanno ispirato per il progetto successivo, una nuova performance in cui la protagonista sarà la porta di ingresso dell’abitazione del villaggio dove è nato l’artista, che intende scardinare e portare con sé in giro per le capitali europee, come a sancire un passaggio da un contesto ad un altro. Tra le istituzioni che hanno ospitato il suo lavoro NordArt2014 (Germania); Qinghai Biennale (Xingning, Cina, 2013); Multimedia Art Museum (Mosca, Russia 2012); CAFA Art Museum (Pechino, Cina 2012); He Xiangning Art Museum (Shenzhen, Cina 2011); Songzhuang Art Gallery (Pechino, Cina 2011); Tokyo Gallery + BTAP (Pechino, Cina, 2010). Oltre al Premio Terna nel 2010, nel 2013 gli è stato riconosciuto il Cafii Youth Fund Arts Award XIan China.
Il Teatro di un uomo, opera tra le vincitrici del Premio Terna 03 (categoria Connectivity) è una di una serie di fotografie che traggono situazioni create e riprese all’interno di un teatro diroccato. Questa, in particolare, offre il punto di vista dell’attore che calca il palcoscenico, mostrando un contesto estremamente decadente, il pavimento di legno sfondato, una scala ad intralciare il passaggio, un sipario spaiato e una sala vuota e abbandonata.
Intervista completa su Arshake
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PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – MICHELE MANZINI • TERNA 02

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Michele Manzini è nato nel 1967 a Verona, dove oggi vive e lavora. Da anni concentra la sua ricerca sul tema del paesaggio, contrapponendo all’idea di armonia la realizzazione di figure in grado di proporre l’instabilità ed il conflitto come elementi non risolti. «Io realizzo figure – sostiene Manzini – La figura è un tentativo di forma che contrappongo al fascino delle immagini le quali, seppur cariche di verità, luccicano e poi svaniscono senza trasformarsi in un sapere. Le mie figure contengono in sé polemos, nel senso che assumono in sé l’instabilità, il conflitto, l’alterità senza dissolverla, senza risolverla» (M.M., Verona 2008). Ha esposto le sue opere in numerose mostre e spazi sia in Italia che all’estero, tra cui il Triennale Design Museum (Milano, 2014), Palazzo Bembo (Venezia, evento collaterale della Biennale d’Arte 2013), alla Biennale di Venezia (2011), il SUPEC (Shanghai, Expò 2010), l’Istituto Italiano di Cultura a Praga (2009) e il MAXXI (Roma, 2009). Nel 2009 ha vinto il Premio Terna.
Untitled (#87), opera premiata dal pubblico tramite il voto online per il Premio Terna 02, fa parte di una serie di fotografie di installazioni in cui l’artista interviene nel paesaggio, collocando oggetti e geometrie che formano ciò che lui definisce «figure» e dalle quali si sviluppa la sua riflessione: «La soppressione del conflitto e dell’alterità abbassa l’orizzonte del futuro e dell’attesa. […] L’uomo di oggi è l’uomo che vive soltanto il presente. Il piacere dell’immagine è un passaggio importante nell’esperienza della realtà, ma la sua parzialità può essere superata all’interno della dimensione conflittuale di una figura». Il concetto di «figura» per l’artista costituisce una modalità diversa di pensare il reale. In essa, i frammenti di ciò che ci circonda non si ricompongono in una visione finale conciliante e definita, ma rimangono porzione, parzialità, conflitto, superando i limiti razionali del concetto e contemporaneamente oltrepassando anche il fascino dell’immagine.
Intervista a Michele Manzini su
http://www.arshake.com/portfolio/michele-manzini-%E2%80%A2-terna-02/

PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – MEENA HASAN • TERNA 02

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Meena Hasan è una giovane artista di origine bengalese nata nel 1987 a New York, dove è cresciuta ed oggi lavora. Ha completato la propria formazione artistica all’Oberlin College, prestigioso istituto privato statunitense, ed in seguito si è laureata a Yale con una specializzazione in pittura e disegno. L’artista percepisce il mondo come un flusso di eventi in continuo movimento, ed i suoi lavori intendono riflettere il proprio rapporto di scambio con culture diverse. Con questa intenzione, Hasan ha scelto di esprimersi attraverso il disegno, tecnica tradizionale antica applicata in ambiti diversi, dalle mappe geografiche all’animazione, strumento malleabile e aperto alla sperimentazione. Attraverso il disegno Hasan cerca di annullare i confini, di armonizzarli creando dei punti di incontro. Dopo l’esperienza di residenza all’American Academy a Roma e la tappa a Shanghai con il Premio Terna nel 2010, l’artista ha visitato la Thailandia, la Malaysia e il Bangladesh per poi tornare a New York dove è entrata a far parte del collettivo Gowanus Studio Space di Brooklyn. I suoi lavori sono stati ospitati da numerose gallerie e istituzioni, come il Gowanus Loft (New York, 2014), la Touch Gallery (Cambridge, MA, 2014), lo Stedelijk Museum (Den Bosch, 2013), il Supec (Shangai, 2010), la Aicon Gallery (New York, 2010), il Tempio di Adriano e il MAXXI (Roma, 2009). Oltre al Premio Terna nel 2009 le è stato riconosciuto nel 2013 il Carol Schlosberg Memorial Prize for Painting, Yale School of Art.
Landscape #1, opera tra le vincitrici del Premio Terna 02, consiste in un collage realizzato con carta proveniente dal Bangladesh con l’intento di creare un paesaggio che impiega animali ibridi, provenienti dal mondo Occidentale e da quello Orientale e la figura della donna per descrivere la complessità dell’identità» (Meena Hasan).
Intervista completa a Meena Hasan
http://www.arshake.com/portfolio/meena-hasan-%E2%80%A2-terna-02/

PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – GIULIO DELVE’ • TERNA 02

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Giulio Delvè è nato a Napoli nel 1984, dove si è diplomato all’Accademia delle Belle Arti nel 2009. Negli anni successivi ha completato la sua formazione grazie ad una borsa di studio alla Weißensee Kunsthochschule di Berlino. Oggi vive e lavora tra Napoli e Berlino, due città care all’artista come centro nevralgico di un lavoro che ruota attorno alla rilettura degli oggetti nelle realtà urbane, spesso prelevati e lasciati decantare in studio. «Se dovessi trovare un’espressione che possa spiegare la mia ricerca – afferma Delvè nel corso di un intervista per Inside Art del 2011 – direi ‘pensiero laterale’, perché le mie opere non sono altro se non un raccoglitore di significati apparentemente sconnessi». «La mia – continua Delvé – è una ricerca artistica che rielabora tutto quello che mi è vicino emotivamente e fisicamente. Mi piace lavorare molto sull’archeologia urbana, cioè su quegli elementi che rappresentano e compongono la nostra società, il nostro vivere quotidiano». Con questo in mente attraversa diversi linguaggi creativi, come fotografia, pittura, video e installazione. «Mi accompagna sempre il concetto del ‘fare scultoreo’ – afferma Delvé – cioè, anche quando scatto una foto ricerco sempre le caratteristiche proprie di un’opera a tre dimensioni, come la profondità o la sua collocazione nello spazio, o ancora la plasticità». Odio il manierismo e per questo mi annoio a lavorare sempre con la stessa tecnica». I suoi lavori sono stati esposti in diverse gallerie e istituzioni, tra cui il Museo Madre (Napoli, 2014); MART- Museo d’Arte Moderna e Contemporanea (Rovereto, TN); Reale Istituto Neerlandese (Roma, 2014); Pastificio Cerere (Roma 2013); Museo Apparente (Napoli, 2013), Maison de L’Amerique Latine (Parigi, 2012), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia, 2012), Supportico Lopez (solo show, Berlino 2012); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino, 2011); Ambasciata Italiana a Berlino (2011); KW Institute for Contemporary Art and AtelierhauMonbijoupark (Berlino, 2011), Shanghai Urban Planning Exhibition Center (Shanghai, 2010), Fondazione Merz(2009). Dopo il Premio Terna 02 (2009), ha vinto il Talent Prize (Roma, 2011).
Brainstorm, l’opera con cui Delvè ha ricevuto il premio speciale del comitato galleristi nel Premio Terna 02, è una serra artigianale, un’installazione costruita con materiali riciclati: ante di balcone, luci a risparmio energetico, timer e sistema di irrigazione analogico, cartone ed una coperta. Il titolo richiama al concetto di brainstorming una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema. L’opera è un proseguimento della ricerca di Delvè dove «l’assemblaggio in sé contiene il processo narrativo, il concetto di trasversalità e intersezione, mescolanza di significati causata dalle interazioni di diverse informazioni, di segni che, relazionandosi, danno vita a un terzo significato; riorganizzati e ripresentati a creare nuove associazioni ed ulteriori possibilità».
Intervista completa su Arshake
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PERCORSI, IN COLLABORAZIONE CON ARSHAKE E PREMIO TERNA 06 – STEFANO CANTO • TERNA 02

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Stefano Canto è nato a Roma nel 1974, dove si è laureato in Architettura nel 2003 e dove attualmente vive e lavora. Le sue produzioni artistiche si esprimono attraverso la poetica del luogo, passando attraverso le implicazioni sociali insite nel rapporto tra uomo e architettura. «La mia ricerca artistica – afferma Canto – ha avuto inizio dall’osservazione dell’ambiente circostante, inteso come una realtà complessa, polimorfa e polisemantica, costituita da molteplici elementi, in continuo dialogo gli uni con gli altri, dotati di una propria identità e di proprie valenze simboliche, evocative e comunicative». Con questa premessa il suo lavoro si è aperto nell’ambito di campi di indagine che abbracciano la semiotica dell’oggetto, dell’architettura, dei luoghi. In una fase già matura la sua ricerca si è concentrata sulla distorsione del linguaggio degli oggetti, manipolandone la loro stessa struttura. Dalla fine del 2009 l’attenzione si è spostata dall’oggetto ai luoghi (naturali, architettonici, urbani) rivolgendo un interesse crescente per quel fenomeno della scienza urbanistica, noto con il termine «sprawl» o «Città diffusa» che vede la crescita smisurata di un’area metropolitana a discapito del territorio circostante. I suoi lavori sono stati esposti in diverse gallerie e istituzioni, tra le quali MACRO (Roma 2012); Corpo 6 Gallery (Berlino, 2012); Museo Carandente (Spoleto, 2011); Fondazione Rocco Guglielmo (Catanzaro, 2011); Wilson Art Center (Shanghai 2010); MAXXI e Tempio di Adriano (Roma, 2009); Museo Civico del Marmo (Carrara 2013), Label201 (Roma, 2014). Nel 2014 il suo lavoro è stato presentato nell’ambito della personale «All That Fall» presso la Cappella dell’Incoronazione di Palermo, spazio off del Museo d’Arte Contemporanea Riso (Palermo). Nel 2005 è stato vincitore del Premio Roma e nel 2009 del Premio Terna 02.
Tao, opera tra le vincitrici del Premio Terna 02, è una fotografia che restituisce l’effetto creato da duecento markers, il materiale catadriottico utilizzato nella segnaletica stradale. Parte del suo corpus di lavori che indagano lo spazio partendo da oggetti o elementi urbani, Tao concepisce un diverso sviluppo di un oggetto, basato sull’equilibrio delle parti.
Intervista completa su Arshake online
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Percorsi, in collaborazione con Arshake e Premio Terna 06 – Emanuele Becheri • Terna 02

Arshake, Arte contemporanea, Interviste
Emanuele Becheri è nato nel 1973 a Prato, dove vive e lavora. Si è diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze nel 1995, ed ha fatto del disegno il punto di partenza della sua ricerca concettuale, portata avanti negli anni con la sperimentazione di strumenti e tecniche diverse, come scultura, video e fotografia, e suono. L’artista tende a ricercare una progressiva perdita di autorità sulla sua produzione, affidando il momento creativo a processi dotati di una logica autonoma, controllabile solo in parte. La cecità, la combustione, l’imprevedibilità del comportamento animale o dell’agire del tempo sono alcune delle condizioni attivate da Becheri per innescare un processo creativo mai del tutto prevedibile. Il suo lavoro è stato presentato da numerose gallerie e istituzioni, in Italia e all’estero. Tra queste: Artopia Gallery (Milano, 2014); Ex-Solvay/Roman Road (Brussels, 2014); LATO/BBS (Prato, 2014); GAM (Gallarate, 2014), Galleria Studio La Città (Verona, 2014); Casa Masaccio (San Giovanni Valdarno, 2014 / 2013 / 2011); MART (Rovereto, 2013); MAMBO (Bologna, 2013); Elastic Gallery (Malmo, Svezia, 2013); Drome Project Space/LUMI Project (Brussels, 2013); Galerie Bernard Bouche (Parigi, 2012), American Academy (Roma, 2012); Galerija Gregor Podnar (Berlino, 2010); Museo Marino Marini (Firenze, 2009); Palazzo Re Rebaudengo (Guarente, Torino 2009); Palazzo Ducale (Genova, 2009); Padiglione d’Arte Contemporanea (Ferrara, 2008).
Temporale, opera tra le vincitrici del Premio Terna 02 nella categoria Megawatt, è una still dal video che ritrae un cielo notturno della periferia italiana, innaturalmente sbiancato da un fulmine fuori campo. Si tratta di un momento minoritario di un’opera in gran parte immersa nella notte. «Il bianco cielo notturno – afferma Becheri – alterando il rapporto tra visibile e invisibile, ci fa vedere la notte mantenendola nella sua oscurità. Ciò che è interamente visibile non è mai visto interamente, offre sempre qualcos’altro che chiede di essere ancora guardato; ciò che viene alla presenza, si manifesta come luogo di un differimento e di un’esclusione, nel senso che il suo manifestarsi è anche un nascondersi, il suo essere presente un mancare».
Quale è il ruolo dell’artista nel sistema attuale dell’arte e della società?
Il sistema dell’arte è solo una convenzione divenuta ormai convenzionale e obsoleta. Gli episodi che contano veramente stanno fuori da questa illusione.
Premio Terna pubblicò, in una delle sue prime edizioni, una ricerca previsionale dello stato dell’arte dal 2010 al 2015. I risultati hanno aperto una finestra su quello che è agli effetti il panorama attuale. Tra questi, anche il fatto che la crisi avrebbe portato ad un superamento dell’assuefazione rispetto alle regole dominanti, oltre ad un maggiore impegno sociale dell’arte. E’ quello che sta accadendo davvero?
Negli ultimi anni pullulano ovunque residenze per artisti, premi, gallerie, musei piccoli grandi grandissimi elefantiaci… e ciò apparentemente sembrerebbe un bene. Ma tutto questo è palesemente un falso movimento che vorrebbe mostrare alla società una sempre più crescente attenzione verso quella che si chiama «arte contemporanea»… In realtà, eccetto rare eccezioni basterebbe avvicinarsi ‘realmente’ alla maggior parte di queste iniziative. Per capire che questa frammentazione non servirà a niente se non a fortificare illusioni e sprecare denaro pubblico. Il sistema attuale, ripeto, non esiste, e quando esiste diventa spesso una disgrazia per l’artista che vi aderisce poiché non esistono più i luoghi per la continuità di un percorso se non quelli legati alle strategie del momento e alle mode. Mi spiego. Ho sempre pensato che il Museo dovrebbe essere depositario del passato per incarnare il presente mostrando ipotesi di futuro. Drammaticamente i Musei tendono a «fare sistema» invece di essere quel luogo super partes dove dovremmo apprendere il nuovo e il mai visto o consolidare percorsi individuali fuori dalle imposizioni di quelle affinità spesso nefaste fra gallerie collezionisti e curatori. Fino a che i Musei coltiveranno il gusto di fare sistema il sistema sarà solo un luogo dominato dai numeri.
Cosa ha significato per la tua esperienza e per la tua ricerca la partecipazione al «Premio Terna»? Quali opportunità concrete, anche di mercato, ha generato?
Il Premio Terna ha concretizzato la possibilità di un viaggio magnifico a Shanghai, città in divenire dove il sistema arte contemporanea è in una fase ancora fuori controllo non sclerotizzato e quindi davvero interessante. Questa è stata un’opportunità per me, una visione inedita e positiva che avevo intravisto solo in Thailandia. Nell’inattualità c’è ancora speranza….
Nei tuoi lavori un ruolo importante lo ha il processo creativo e le condizioni che lo determinano. Quanto importante è per te la documentazione di questo processo?
Il viaggio che le chiocciole producono sul foglio, l’impronta delle ragnatele o gli Affreschi oppure il video Time out of Joint,…. tutti questi gesti liberatori ‘fotografano’ la traccia residuale di un avvenimento, essi sono la documentazione stessa di un processo che sfugge all’autore stesso che in realtà non ha fatto altro che accendere un evento scatenante…
Come si relaziona il tuo lavoro con la performance?
Ho sempre considerato i miei atti generanti immagini delle performances e questo fin dall’inizio quando ‘disegnavo’ nell’oscurità nel mio studio. L’unica differenza sostanziale è oggi, con il progetto ‘musicale’ che chiamo IMPRESSION dove questi suoni/segni sono prodotti di difronte ad un pubblico: attraverso la rivelazione di un film muto scelto da terzi (e quindi a me e al pubblico sconosciuto) costruisco all’impronta una colonna sonora che è appunto un flirtare con l’istante allo stato nascente, con-segnando definitivamente ad un gesto senza rinvii l’immagine sonora sul gesto foto-grammatico.
Cosa dovrebbe avere (che ancora non ha) l’Italia a sostegno della creatività per rendere il nostro paese sempre più competitivo a livello internazionale? E quale paese, su scala globale, ritieni sia il migliore da questo punto di vista?
I Paesi che apparentemente hanno un sistema più forte e consolidato sono quelli che maggiormente condizionano il resto del mondo e quindi sono quelli che destano in me il minor interesse. Il paese migliore potrà essere quello laddove esistono musei con all’interno persone super partes oppure paesi dove il sistema ancora non è modellato e poi distrutto dall’economia. Chiunque frequenti o abbia frequentato l’arte contemporanea in Italia si sarà accorto della frequente mancanza d’amore verso l’arte.
In quale direzione si è evoluta la tua ricerca più recente? Ci puoi anticipare progetti e prospettive future?
La mia ricerca non è mai stata lineare, ha sempre preso fortunatamente delle direzioni impreviste sebbene, a guardarla oggi retrospettivamente, disegnata casualmente su uno stesso orizzonte di senso. In ogni caso l’ultimo vizio è rappresentato dal progetto Impression e in mezzo a questo desiderio ci stanno mille altre cose che si collegano e comunicano fra di loro.
Terna è un’azienda che si occupa di trasmettere energia al Paese. Il suo impegno con Premio Terna si focalizza sulla trasmissione di energia all’arte e alla cultura e nella creazione di una rete di sostegno e sviluppo del talento. Ritieni la formula del «Premio Terna» ancora attuale per la promozione dell’arte? Hai qualche suggerimento da dare per la prossima edizione?
Non capisco perchè nella giuria del Premio debbano esserci galleristi e collezionisti. Perché avviene questo? Ciò resta per me ‘completamente’ inspiegabile. Un conflitto d’interesse che mostra il lato debole del Premio e intendiamoci, ciò non è un caso isolato nel sistema arte, ma bensì costituisce la regola, regola che dovrà essere messa al bando prima possibile. Il Premio si dovrebbe avvalere di testimoni del proprio tempo ‘storicamente’ consolidati ma fuori dal sistemino economico e dalle lobby che lo gestiscono. Fin quando una parte della giuria vincolante non sarà estromessa, Terna non potrà mai essere credibile e quindi come Premio non potrà diventare una realtà importante per la cultura.
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